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Mille Piante

di Mile Kolev – C.so Unità d’Italia 65 – Piana Biglini Alba (Cn)

Piante Perenni

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di Mile Kolev – C.so Unità d’Italia 65 – Piana Biglini Alba (Cn)

Piante Perenni

Piante Perenni

Con il termine generico Perenni si intendono quelle piante erbacee che hanno uno sviluppo pluriennale, quindi rimangono nel nostro giardino per anni, contrariamente a quanto accade alle annuali, che invece con il freddo invernale tendono a disseccare completamente. Essendo piante erbacee non formano un arbusto legnoso, e quindi la parte aerea spesso non sopravvive alle basse temperature; dall’apparato radicale però otterremo ogni anno nuove piante.
Per poter sopravvivere anno dopo anno la maggior parte delle piante erbacee perenni sviluppa bulbi, tuberi, rizomi, o altro tipo di apparato radicale che possa immagazzinare sostanze nutritive sufficienti a sviluppare una nuova pianta all’arrivo della primavera; alcune fioriscono sin dal primo anno in cui vengono messe a dimora, altre necessitano di alcuni anni per stabilizzarsi al meglio e poter fiorire; alcune possono essere coltivate per anni, altre hanno vite brevi e vengono “ringiovanite” di anno in anno, utilizzando talee o piante ottenute da seme.

Le piante erbacee perenni sono caratterizzate, a differenza delle annuali e delle biennali, da strutture vegetative in grado di sopravvivere per almeno tre anni. La maggior parte di esse, durante la stagione fredda, perde la parte aerea e risulta quindi invisibile. Non dimentichiamo però che vi sono anche erbacee sempreverdi che riescono a mantenere il fogliame persino nei climi più rigidi e possono essere di estremo aiuto nel rendere più vivo il nostro spazio verde.

Coltivazione

 

Esistono molte specie di piante perenni, ma possiamo individuare alcuni consigli utili per coltivarle tutte.

Prima di porre a dimora una perenne ricordiamo che tale pianta resterà a lungo nel nostro giardino, quindi poniamola in un luogo dove possa svilupparsi indisturbata nel corso del tempo; molte perenni tendono con il tempo ad essere delle tappezzanti, quindi ricordiamo anche che se non vorremo che si sviluppino in modo eccessivo ogni anno dovremo contenerne lo sviluppo, estirpando le piante rovinate o più piccole o malate.

Quando avremo scelto il luogo per l’impianto lavoriamo al meglio il terreno, mescolandovi del terriccio di foglie e della sabbia, per aumentare il drenaggio; arricchiamo il substrato con del concime organico maturo, che oltre a fornire un buon apporto di sali minerali nel tempo, ci aiuterà anche a migliorare l’impasto del terreno; mentre rivoltiamo le zolle eliminiamo tutte le infestanti eventualmente presenti.

Ricordiamo sempre che conoscere le nostre piante ci aiuta a coltivarle al meglio, quindi prima di acquistare le perenni per il nostro giardino informiamoci di quali siano più adatte per l’aiola che abbiamo scelto, quindi poniamo al sole le piante che amano la luce, ed all’ombra le felci o altre piante simili; evitare sin dall’inizio errori grossolani ci aiuterà durante la coltivazione.

Oltre all’illuminazione informiamoci anche sull’umidità gradita dalle piante da noi scelte; se non abbiamo un impianto di irrigazione e viviamo in Sicilia evitiamo le piante che necessitano di molta acqua; se invece viviamo in trentino evitiamo le piante di origine mediterranea o che temono il gelo.

Dopo aver quindi scelto le perenni più adatte poniamole a dimora, mantenendo almeno 15-20 cm di spazio libero tra una pianta e l’altra; le giovani piante da poco poste a dimora necessiteranno di annaffiature frequenti, ma sospendiamole se il clima è piovoso, intensifichiamole durante i periodi siccitosi.

Nel corso degli anni le nostre piante tenderanno a stabilizzarsi, ed a necessitare di annaffiature soltanto durante i mesi estivi o durante particolari periodi di siccità. Per mantenere comunque il terreno umido e privo di infestanti è consigliabile pacciamarlo tra le piante, utilizzando corteccia, lapillo, foglie secche; il materiale posto sul terreno lo manterrà più fresco in estate e meno freddo in inverno, garantendo anche l’umidità necessaria alle piante durante i periodi siccitosi.

Cure particolari

Alcune piante amano essere rinnovate ogni 3-4 anni per poter fiorire al meglio e svilupparsi in modo vigoroso; generalmente si provvede a ringiovanire le piante dividendole: si procede in autunno estirpando le piante da terreno, e dividendo in porzioni il pane di radici e il cespo di foglie al di sopra di esse; le piante così ottenute vengono poste direttamente a dimora. Durante l’operazione di divisione possiamo osservare lo stato di salute dell’apparato radicale delle nostre perenni; una leggera potatura delle radici ne stimolerà la crescita, potiamo anche le radici annerite o le parti rovinate o scarsamente sviluppate.

Alcune perenni tendono a produrre fusti semilegnosi, che disseccando rimangono nel giardino durante l’inverno; volendo é possibile potare in autunno, o a fine inverno, i resti della stagione vegetativa, in modo da mantenere l’aiola pulita. Questa pratica è particolarmente indicata nel caso in cui le piante manifestassero malattie fogliari o l’attacco da parte di parassiti animali durante la stagione vegetativa; potando tutta la parte vegetativa ormai disseccata asporteremo anche i parassiti, evitando che si possano diffondere nel giardino.

 

Quali Perenni

Le piante erbacee perenni in natura sono moltissime, quelle presenti nei vivai sono anch’esse molto numerose; la scelta dipende dai nostri gusti, dalle esigenze climatiche della zona in cui viviamo e anche dalla posizione in cui vogliamo porle in giardino.

Elleboro, anemone, ajuga, astilbe e geranium sono sicuramente più adatti ai luoghi ombreggiati e freschi; invece sedum, saponaria, coreopsis ed echinops amano il sole ed i climi più caldi ed asciutti.

Le lewisie e le primule fioriscono non appena l’inverno comincia a scaldarsi, invece gli anemoni giapponesi e le echinacee fioriscono quando le giornate sono già ben calde o addirittura a fine estate.

Ci sono decine di perenni che potremmo chiamare semplicemente margherite, decine di campanule, decine di anemoni.

Moltissime perenni sono presenti nei boschi o nelle zone selvatiche nella zona in cui viviamo; scegliendo perenni da vivaio simili a quelle che vediamo nel bosco saremo sicuramente più tranquilli, è molto probabile che le piante di quelle specie ben si adattino al nostro giardino ed al clima della nostra zona. Evitiamo di scegliere piante alpine per le zone vicino al mare o di fare altri errori simili, poichè le perenni “esotiche” sono sicuramente più difficili da coltivare.

Accostamenti di colori

Per ottenere un ambiente gradevole e al contempo stimolate per gli occhi è bene accostare con gusto le essenze. Tendenzialmente le migliori combinazioni si ottengono creando aiuole o bordure in una specifica scala di cromie (per esempio abbinando il rosso al rosa intenso o al rosa tenue, il blu all’azzurro). Ciò dà a quell’area un aspetto armonioso e rilassante.

Per dare vivacità si può invece puntare sulla giustapposizione di colori complementari, che hanno la caratteristica di valorizzarsi vicendevolmente. Risultano eccellenti, per esempio, accostamenti di blu e giallo, giallo e viola, rosso e blu, arancione e viola. Un bellissimo effetto, più delicato, si crea anche tra il blu (o lilla) e il rosa.

Il bianco può essere sempre inserito visto che si abbina stupendamente ad ogni altro colore, donando inoltre leggerezza e luminosità alle composizioni, in particolar modo quando si tratta di fiori di piccole dimensioni.

Non dimentichiamoci in ogni caso del colore che domina in assoluto il giardino: il verde. Le sue diverse sfumature possono creare effetti interessanti e il susseguirsi di fogliami di forme e consistenze diverse aggiungerà movimento e leggerezza quando le corolle verranno a mancare. Per di più non sono rari i casi di foglie dai colori vivaci (rosso, viola, giallo) o molto neutri e freddi (glauche o argentate), interessanti come se non più delle fioriture.

Accostamenti Stagionali

 

È ugualmente importante pianificare il giardino in maniera che vi sia, in ogni stagione, qualcosa di fiorito o significativo in ciascuna specifica area. La maggior parte delle piante produce gli steli fiorali dalla primavera all’inizio dell’estate, ma possiamo trovarne che ne producono dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato. Teniamo inoltre presente che le perenni sono da sempre le migliori compagne degli arbusti ed è possibile trovare abbinamenti superbi. In caso permangano poi ancora aree completamente spoglie si può far ricorso, per tamponare la situazione, ad annuali, biennali e a bulbose.

Quando acquistarle e piantarle. Il periodo migliore per acquistarle è senz’altro la primavera. L’ideale è infatti metterle a dimora alla fine di febbraio-inizio di marzo, quando comunque le gelate siano finite. In questa maniera l’esemplare avrà ancora il tempo di sviluppare l’apparato radicale e sarà conseguentemente più forte all’arrivo della calura e siccità estive.

È sempre preferibile scegliere piantine piccole, in vasetti di diametro da 8 a 10 cm. Posizioniamole poi alla giusta distanza, lasciando ad ognuna lo spazio da svilupparsi fino alla maturità.

Se però troviamo piante in vasi più grandi, magari di anni precedenti, ma senza segni di malattie, possiamo scegliere di acquistarle comunque. Procederemo eventualmente ad una divisione ottenendo molti piccoli esemplari e risparmiando al contempo.

In primavera è possibile acquistare anche, soprattutto presso rivenditori di bulbose, semplicemente le radici o i rizomi. Possono essere un affare, se poi ci dedichiamo a metterle a dimora con attenzione (magari prima in piccoli vasi) e seguendole con assiduità per i primi tempi.

La potatura

 

Le perenni erbacee, ovvero quelle perenni di piccole dimensioni che non superano i 30-40 cm di altezza, finito l’inverno si presentano quasi sempre con un aspetto rinsecchito e sfiancato da mesi di temperature basse e scarsità di luce.

Per questo quando le temperature si alzano e le ore di luce aumentano sensibilmente è il momento di intervenire sulle perenni per stimolare una loro ripresa vegetativa intensa. In questo periodo la potatura è uno degli interventi in assoluto più efficaci per ringiovanire le piante, stimolarle a produrre nuovi accrescimenti e ridare vigore alla loro crescita.

La potatura deve essere effettuata in maniera differente a seconda del portamento e della tipologia delle perenni che abbiamo di fronte. In linea di massima si dovrà effettuare una potatura molto intensa, con il taglio dei rametti sino a 8-10 cm dal terreno per tutte quelle piante cespugliose che non superano i 50 cm nell’arco di tutta la bella stagione.

Per le piante di dimensioni più elevate invece la potatura dovrà interessare i rami secchi, rotti e adduggiati (piante perenni di altezza compresa fra 50 cm ed 1,5 metri).

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Il Lotus berthelotii è una pianta erbacea perenne originaria delle isole Canarie, semi sempreverde; ha portamento rampicante o prostrato, raggiunge i 25-30 cm di altezza, ma tende ad allargarsi molto rapidamente, costituendo un ampio cespuglio;

Eliotropio, Fior di Vaniglia. Salvia blu – Heliotropium arborescens. Al genere heliotropium appartengono circa duecentocinquanta specie di piante, diffuse in gran parte delle zone temperate del pianeta; Heliotropium arborescens è una pianta erbacea, perenne, sempreverde, originaria del Perù. Le foglie, di colore verde scuro, sono rugose, con venature profondamente marcate; in primavera e in estate produce piccoli fiori di colore viola intenso, bianco o lilla, riuniti in grandi racemi, che sbocciano in successione

Potentilla. Piccolo arbusto a foglia caduca, originario dell’America settentrionale e dell’Asia; esistono circa cinquecento specie di potentilla, diffuse in tutto il globo, soltanto alcune vengono coltivate come piante ornamentali. Ha portamento eretto, leggermente tondeggiante, con fusti semilegnosi, eretti, rigidi, molto sottili e densamente ramificati; le foglie sono di colore verde chiaro, sono rugose, con venature profondamente marcate, il margine è dentellato e alcune varietà hanno foglie profondamente divise.

Iperico – Hypericum. Pianta perenne semisempreverde, originaria dell’Europa e dell’Asia; sviluppa lunghe ramificazioni striscianti o prostrate, che si allargano notevolmente, dando origine a larghi tappeti compatti, alti soltanto 25-35 cm; i fusti sottili, di colore marrone, sono coperti da lunghe foglie opposte, ovali, di colore verde scuro sulla pagina superiore, più chiare e biancastre sulla pagina inferiore; possono diventare rossastre in autunno. Dalla primavera inoltrata, fino ai primi freddi autunnali, produce grandi fiori di colore giallo oro, a stella, con vistosi stami gialli.

Lotus berthelotii

Lotus L. è un genere di piante erbacee della famiglia delle Fabacee (o Leguminose), che comprende oltre un centinaio di specie.
Descrizione

Le specie del genere Lotus sono quasi tutte erbe perenni.

Tipicamente hanno foglie composte trifoliate, alla cui base sono presenti due grosse stipole, che producono l’impressione di foglie composte da cinque foglioline anziché tre, com’è in realtà. Alcune specie, peraltro, hanno veramente foglie composte da più di tre foglioline (imparipennate), fino a una quindicina.

I fiori, irregolari, con tipica corolla papilionacea, sono quasi sempre gialli, ma possono avere sfumature rosse. Sono raccolti in piccole infiorescenze composte da 3-10 fiori.

Il frutto è un legume. I legumi appaiono in piccoli gruppi fortemente divergenti, cosa che li ha fatti paragonare a corna, se considerati a coppie (da cui il nome tedesco di Hornklee) o a zampe d’uccello, se considerati a 3-4 per volta (da cui il nome inglese di bird’s foot).

Come molte altre leguminose, Lotus ospita nelle sue radici batteri simbionti che fissano l’azoto atmosferico.

Distribuzione

Il genere Lotus ha una distribuzione naturale vastissima in tutto l’emisfero boreale.

Alcune specie, come l’europeo Lotus corniculatus e l’asiatico Lotus japonicus, sono molto adattabili e sono presenti su areali vastissimi. Non a caso, Lotus corniculatus è diventato invadente anche al di fuori del suo areale d’origine (per esempio in Australia).

Altre specie sono più limitate. Citiamo, a titolo esemplificativo, Lotus creticus, proprio del Mediterraneo, Lotus berthelotii, endemismo delle Canarie, Lotus dendroides (una delle poche a portamento arbustivo), endemico delle Isole di Santa Barbara al largo della California, Lotus mollis, endemico dello Yemen.

Per quanto riguarda gli ecosistemi in cui le varie specie si inseriscono, se ne trovano di diversissimi, dalle coste marine (p.es. Lotus peregrinus) alle altitudini montane (p.es. Lotus alpinus, che in Italia si trova solo al di sopra di 1700 m), fino alle specie tipiche dei deserti nordamericani.

Sistematica

Attribuito fin dai tempi di Linneo alla famiglia delle Leguminose o Fabacee, il genere Lotus ha dato nome, all’interno di questa famiglia, alla tribù delle Loteae.

Al genere Lotus vengono attribuite circa 150 specie.

In Italia sono presenti 22 specie:

Specie presenti in tutte le regioni o quasi:
Lotus angustissimus
Lotus corniculatus
Lotus ornithopodioides
Lotus pedunculatus
Lotus preslii
Lotus tenuis
Lotus uliginosus

Lotus uliginosus

Specie presenti solo in molte regioni:
Lotus alpinus (Italia Centrale e Settentrionale, Sardegna)

Lotus alpinus (qui fotografato nel Queyras, Francia)

Lotus cytisoides (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna, Liguria)
Lotus commutatus (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Liguria)
Lotus conimbricensis (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna)
Lotus creticus (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Liguria)
Lotus delortii (Italia Settentrionale)
Lotus edulis (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna, Liguria)
Lotus hispidus (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna, Liguria)
Lotus parviflorus (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna)
Lotus subbiflorus (Italia Centrale e Meridionale, Sicilia, Sardegna, Liguria)
Specie presenti in una sola regione o in poche:
Lotus collinus (Sicilia)
Lotus drepanocarpus (Puglia)
Lotus halophilus (Puglia, Calabria, Sicilia)
Lotus longisiliquosus (Sicilia)
Lotus peregrinus (Sicilia)

Tra le specie non spontanee in Italia, riportiamo qui una piccola selezione:

Nordamerica:
Lotus denticulatus (Ovest del Nordamerica, dalla Columbia Britannica alla California)
Lotus humistratus (versante orientale delle Montagne Rocciose, dall’Idaho al Texas e al Messico)
Lotus oblongifolius (Ovest del Nordamerica, dall’Oregon al Messico)
Lotus pinnatus (Ovest del Nordamerica, dalla Columbia Britannica alla California)
Lotus scoparius (California, Arizona, Messico), quest’ultimo spostato da alcuni autori nel genere Syrmatium
Asia:
Lotus japonicus (Asia temperata, dall’Afghanistan al Giappone)

Molte specie sono endemiche della California e/o aree adiacenti (Nevada, Bassa California ecc.). In Asia un centro di endemismi è lo Yemen

Usi

Molte specie di Lotus sono coltivate come foraggio. Analogamente all’erba medica e altre leguminose, Lotus è un foraggio prezioso per la ricchezza di proteine, ma anche potenzialmente tossico.

Alcune specie sono apprezzate come piante ornamentali

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Eliotropio, Fior di Vaniglia. Salvia blu – Heliotropium

La Vaniglia è una spezia, ottenuta dai frutti di una orchidea, che in effetti si chiama vanilla, e viene coltivata appositamente per prelevarne i lunghi baccelli scuri fortemente aromatici; in Europa, con il nome fior di vaniglia, si intende però un’altra pianta, l’Heliotropium arborescens, piccolo arbusto originario del Perù, i cui piccoli fiori di colore viola profondo emanano un intenso aroma, che ricorda la vaniglia, le ciliegie, le crostate alla marmellata, insomma un profumo goloso emanato da dei fiori bellissimi.

Questa piccola pianta viene coltivata come una perenne nelle zone più calde della penisola, e spesso come una annuale nelle zone con inverni più freddi.

In genere produce un piccolo arbusto, alto al massimo 35-55 cm, con grandi foglie rugose e ruvide, di colore verde scuro, speso con la pagina inferiore violacea, quasi nera; per tutta la bella stagione produce all’apice dei rametti grandi corimbi di fiorellini viola scuro, molto profumati; esistono varietà ibride e cultivar, anche con fiori bianchi, con lo stesso identico profumo.

Queste piante sono originarie di zone del globo più calde rispetto all’Europa, e più umide, ma leggermente montuose; necessitano quindi di essere poste a dimora in una posizione ben luminosa, possibilmente con almeno alcune ore di sole diretto ogni giorno, nella prima parte della giornata; durante le ora più calde ed afose dell’estate è consigliabile che siano all’ombra o a mezz’ombra, per evitare che vengano esposte ogni giorno alla siccità. Gli eliotropi non amano il clima ed il terreno secchi ed asciutti, quindi evitiamo di porli a dimora in un terreno sassoso o sabbioso, preferiamo un buon substrato ricco, che possa mantenere leggermente l’umidità.

Annaffiamo con grande regolarità, da aprile fino a settembre, evitando di lasciare il terreno asciutto a lungo; se decidiamo di preparare in giardino un’aiola di eliotropio, assicuriamoci se possibile di comprenderla nella zona bagnata dall’impianto di irrigazione, o altrimenti in estate dovremo intervenire con grande frequenza.

Se lasciati all’asciutto per un paio di giorni in genere non soffrono in modo irreparabile, salvo in genere perdere la gran parte dei fiori; evitiamo stress alle piante con annaffiature regolari.

Per tutta la bella stagione aggiungiamo all’acqua delle annaffiature del concime per piante da fiore.

Gli eliotropi temono in gelo, anche se possono sopportare brevi gelate di lieve entità, con minime vicine ai -2/-3°C; nelle zone con clima invernale rigido vengono generalmente coltivati come annuali, oppure posti a dimora in vaso, per venire ricoverati in serra fredda durante l’inverno. Anche la sistemazione sul terrazzo può bastare, sempre che l’esposizione sia in questo caso sempre ben soleggiata.

A fine stagione possiamo raccogliere i semi, ed anche praticare talee dagli apici dei rami che non hanno fiorito, per propagare la nostra pianta.

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Potentilla

Il nome di questa pianta è nato grazie alle grandi virtù medicinali che le si attribuivano anticamente. Infatti il nome generico Potentilla deriva dal vocabolo latino potens (= potenti proprietà curative) o portentum (= prodigiose possibilità sprigionate dalla pianta) e dal diminutivo illa, quindi potenti proprietà curative in un piccolo fiore.
Questo genere era conosciuto fin dal Rinascimento: basterebbe citare alcuni scritti di botanici di quell’epoca come Otto Brunfels (1488, Magonza – 1534, Berna) oppure Pietro Andrea Mattioli (1501, Siena – 1577, Trento). I nomi che più frequentemente si usavano per questo gruppo di piante erano (oltre a Poternilla): Portentilla o Tanacetum silvestre se veniva usato il latino, oppure Tansey se si usava l’inglese, o Genserich per il tedesco e Taunagi saluage per il francese. Probabilmente, in origine, questi nomi erano usati per la specie che ora noi chiamiamo Potentilla anserina, la prima ad essere studiata e conosciuta di questo genere.
A quell’epoca l’interesse, per queste piante, era dovuto soprattutto alle loro sovradimensionate supposte proprietà medicinali; ridotte ora ad una leggera azione astringente e a qualche altra blanda azione terapeutica. Carl von Linné (1707, Rashult – 1778, Uppsala) comunque riprende questo nome (Potentilla) e lo assegna all’intero genere nella sua opera Species Plantarum pubblicata nel 1753.
Morfologia

In genere sono piante di tipo erbaceo perennanti (cioè con radici carnose che si mantengono vitali per anni mentre la parte aerea scompare ogni anno); l’aspetto può essere eretto, ma spesso sono rampanti. Normalmente non superano i 60 cm di altezza. La forma biologica prevalente è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e dotate di un asse fiorale eretto o prostrato con poche di foglie.
Radici

Le radici sono di tipo secondario.
Fusto

I fusti possono avere una parte sotterranea legnosa; mentre la parte aerea può essere prostrata, ascendente o eretta. Possono essere presenti anche fusti di tipo stolonifero.
Foglie
Foglie divise in 5 lobi (Potentilla reptans) Località Praloran, Limana (BL), quota 319 m s.l.m. – 01/06/2008

Le foglie sono profondamente pennate, divise in tre-cinque-sette o più distinti segmenti palmati chiamati lobi o foglioline. I lobi in genere hanno una forma lanceolata più o meno ovata e sono dentati sui bordi. Alla base delle foglie, adnate al picciolo, sono presenti delle stipole di tipo fogliaceo e normalmente a forma lanceolata-stretta. Il colore delle foglie in genere è verde chiaro; alcune hanno la superficie tomentosa.
Infiorescenza

L’infiorescenza è composta da fiori su cime dicotomo- corimbose o anche da fiori solitari su cime terminali generalmente originatesi all’ascella delle foglie.
Fiori

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, pentaciclici (sono presenti i 4 verticilli fondamentali delle Angiosperme: calice – corolla – androceo (con doppio verticillo di stami) – gineceo) e normalmente tetrameri o pentameri. Il ricettacolo è piatto (discoidale) e asciutto nonché fruttifero.

Formula fiorale:

* K 4-5 + 4-5, C 4-5, A molti, G molti (supero)

Frutti

Il frutto ha una struttura multipla composta da diversi piccoli e secchi acheni ovoidali (aggregato di acheni); questi possono essere scabri o rugosi, glabri o villosi. Il frutto si trova inserito in modo sessile nel ricettacolo che è persistente.
Distribuzione e habitat

Le piante di questo genere crescono in tutte le regioni temperate e fredde dell’Emisfero Boreale (Eurasia, Stati Uniti e Canada, ma anche Groenlandia) e su rilievi a latitudini più basse (nelle regioni intertropicali). Due sole sono le specie diffuse nell’Emisfero Australe. In Italia e sulle Alpi sono presenti ovunque, anche ad altitudini non indifferenti: basta citare la Potentilla dubia a 3160 m s.l.m. sull’Antelao (provincia di Belluno) o la Potentilla aurea a 3260 m s.l.m. sul Piz Languard (in Svizzera). Fuori dall’Europa una zona ricca delle piante di questo genere sono le pendici dell’Himalaya.

Della cinquantina di specie spontanee della nostra flora 39 vivono sull’arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all’habitat, al substrato e alla diffusione di queste 39 specie alpine.

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Iperico – Hypericum

L’iperico (L.) (nome scientifico Hypericum perforatum ma comunemente nota anche col nome di erba di San Giovanni), è una pianta officinale perenne semisempreverde appartenente alla famiglia delle Clusiaceae (Guttiferae) e al genere Hypericum. Fa parte della medicina tradizionale per via delle sue proprietà fitoterapeutiche, in particolare quelle antidepressive e antivirali. Le origini del suo uso come erba medicinale sono molto antiche e se ne trova traccia negli scritti di molti secoli fa.

Etimologia
Il nome specifico perforatum deriva dal fatto che le foglioline, controluce, appaiono bucherellate, effetto dovuto a ghiandole traslucide presenti anche nei sepali e nei petali.
I nomi comuni e volgari sono invece molti. Il più comune è Erba di San Giovanni. Questo epiteto è legato al fatto che la fioritura massima si ha verso il 24 giugno, ricorrenza di San Giovanni[2]. Il nome di erba dall’olio rosso è dovuto al colore dell’essudato rilasciato dai fiori ricco nel principio attivo ipericina; il nome “scacciadiavoli”, molto usato nei secoli passati, deriverebbe dal fatto che quest’erba consacrata a San Giovanni e dalle molteplici proprietà terapeutiche, si riteneva fosse efficace contro ogni tipo di male; un’altra spiegazione si ricongiungerebbe ad una delle teorie etimologiche del nome scientifico, ossia quella dell’uso di appenderla sopra le icone per scacciare gli spiriti maligni. Infine il termine pilatro sembra derivi dal greco pylè – “meato”, in riferimento alla bucherellatura delle

Morfologia
È una pianta perenne semi-sempreverde, glabra, con fusto eretto percorso da due strisce longitudinali in rilievo. È ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché le sue foglie in controluce appaiono “bucherellate”: si tratta in realtà di piccole vescichette oleose da cui deriva il nome perforatum; ai margini sono invece visibili dei punti neri, strutture ghiandolari contenenti Ipericina (un olio color rosso), queste strutture ghiandolari sono presenti soprattutto nei petali. Le foglie sono opposte oblunghe.
I fiori giallo oro hanno 5 petali delicati e sono riuniti in corimbi.

Habitat
Preferisce boschi radi e luminosi, comunque all’aperto per tutto l’anno, poiché non teme il freddo. Originario dell’arcipelago britannico, è oggi diffuso in tutte le regioni d’Italia e nel resto del mondo. Predilige posizioni soleggiate o semiombreggiate e asciutte, come campi abbandonati ed ambienti ruderali.

Caratteristiche generali:

La famiglia include 1350 specie in 47 generi, comuni soprattutto nelle regioni tropicali ma anche in quelle delle regioni temperate. Sono per lo più alberi, suffrutici, liane e piante erbacee, con succo o lattice resinoso giallo o fortemente colorato. Include i generi una volta classificati nella famiglia Hypericaceae.

Il genere Hypericum comprende 400 specie, la cui altezza varia dai 30 ai 70 cm a seconda della specie.

Arbusto sempreverde, rustico, di piccole dimensioni, legnoso alla base, erbaceo nella parte superiore e dotata di corto rizoma.

E’ di facile coltivazione e presenta bellissime fioriture giallo vivo in estate.

Il singolo fiore possiede 5 petali e moltissimi stami vistosi.

Le foglie sono opposte, molto fitte e di forma oblungo ellittica.

Nel Giardino degli Angeli è presente l’Hypericum patulum “ Hidcote”

Forma un cespuglio compatto, dalla crescita veloce. Può raggiungere un’altezza di 1,50-1,70 mt. e una larghezza di 1,20-1,50 mt.

Semisempreverde ha foglie ovato-lanceolate verde scuro, glauche sulla pagina inferiore e fiori molto decorativi di colore giallo oro con stami evidenti arancione.

Epoca fioritura da luglio a ottobre.

E’ molto utile per il consolidamento delle scarpate. Non necessita di cure particolari essendo una specie molto rustica resiste fino a -30/-20 °C, ed adattabile.

La riproduzionesi esegue per talea.

Si prelevano, da luglio a settembre, talee lunghe 10-12 cm dai germogli laterali non fioriferi, preferibilmente con una porzione di ramo portante; si piantano in un miscuglio di torba e sabbia e si fanno svernare in un luogo riparato dal gelo. In aprile o in maggio si trapiantano in vivaio.
Coltivazione:

Non ha particolari esigenze di terreno, si adatta anche a substrati poveri e sabbiosi.

Può essere esposta sia a mezz’ombra che a pieno sole dove però prospera molto meglio.

Si piantano in ottobre o in aprile, con una densità di 3 piante al mq.

E’ molto resistente alla siccità.

In marzo e in giugno somministrare un fertilizzante completo.

La potatura avviene in marzo, accorciando i rami dell’anno precedente, lasciando una porzione del legno vecchio con poche gemme.

Potare al livello della terra in caso di imbrunimento di rami e foglie nel periodo invernale o in quello primaverile.
Malattie Parassiti Avversità:

La ruggine è l’unica malattia che può colpire la pianta, semplicemente curabile con medicinali specifici.

Se viene colpita, la pianta presenta foglie con piccole macchie gialle o arancioni e rallenta la sua crescita.
Uso in cucina:

Non trova impiego in ambito culinario ma, per le sue proprietà aromatiche e digestive è usato per produrre liquori.
Proprietà terapeutiche:

Le foglie e le sommità fiorite, sono raccolte in estate e fatte essiccare all’ombra. La droga che se ne ricava ha proprietà antidepressive, sedative, antibatteriche e lenitive.

L’olio di Iperico è utilizzato per la cura dei reumatismi ed in cosmesi per dare tono alla pelle avvizzita.
Curiosità:

E’ conosciuto genericamente come erba di San Giovanni.

In realtà l’erba di S. Giovanni è riferito all’ Hypericum perforatum .

Il 24 giugno viene effettuata la raccolta delle sue sommità fiorite. In alcune zone è noto anche con il nome di “erba scacciadiavoli”, veniva bruciata in casa proprio per allontanare spiriti maligni.

E’ stata considerata un’erba magica per secoli, in generale protettiva contro i fantasmi, i fulmini e la stregoneria.

I latini lo consideravano una delle piante più solari esistenti in natura. Il suo nome infatti significa “cum-hyperione” cioè il padre dell’aurora e del sole.
Zone del Giardino in cui si trova:
La Montagna.

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